Reviews - From Radiation They Came
LOUCIFERSPEAKS.COM (UK), 02/2009:
SLOWTORCH
From Radiation They Came
There's something about this band that makes me smile whenever I listen to them. Perhaps it's their straight forward approach to metal? Or perhaps it's just the feel good factor to most of the songs I've heard from them? Whatever it is, it's damn good.... and it's for this reason that I've ended up featuring the band on not one, but two of Loucifer Speaks' Podcasts.
With "From Radiation They Came" Slowtorch have provided us with another portion of high quality rock. I often see this band labelled as "stoner rock", but I think they have many more aspects to them than that. At times they even seem to slip back in time to a more Classic Rock sound. To be honest, when it sounds good and feels good, who really gives a crap what it's called?
The two tracks from this EP that really stand out for me are "Hillbilly" and the fantastic "Hellboozer", but all of the tracks have that strange ability to make you want to sing along. I described their previous release, "Adding Fuel To The Fire", as being a good record to drink a few beers to... and "From Radiation They Came" has definitely followed in it's footsteps. Get this CD, turn it up loud, invite a few friends around and have a few drinks. What more could you want?
9.2/10
THE MURDER INN (I), 05/2008:
SLOWTORCH
From Radiation They Came
Dopo un anno di silenzio discografico, gli heavy-stoner Slowtorch ritornano a far saltare i fusibili agli amplificatori con il nuovissimo Ep From Radiation They Came. Quanto di buono si era sentito nel primo full-lenght (Adding Fuel To Fire), viene confermato e, sicuramente, evoluto in questa seconda prova in studio. L'attitudine a proporre, insistentemente (e questo è un complimento), un proprio sound, sia esso fuori moda - forse sarebbe meglio dire fuori dal tempo-, fuori dal trend delle pubblicazioni mainstream, che sia riconoscibile come tipicamente Slowtorch-sound è rimasta fortunatamente intatta. I miglioramente rispetto all'LP? Enormi. La coesione del gruppo è maggiore e le canzoni sono tutte frutto di un unico periodo compositivo (coinciso con un maggiore apporto da parte di Skan al basso e un Peter più conscio delle possibilità della propria voce) e di questo ne giova l'insieme dei brani.
From Radiation They Came, essendo un Ep, propone unicamente un antipasto di quello che potrete trovare nel prossimo Cd, ma che antipasto: dall'iniziale Hillbilly alla conclusiva Hellboozer non ci sono cadute di tono e la massiccia potenza delle songs non è data tanto dalla ipnoticità massiccia dello stoner, ma più da un'attitudine maggiormente heavy che rende ogni canzone cemento armato nelle orecchie dell'ascoltatore.
Hillbilly apre le danze con il suo incedere heavy-rock, in cui uno stonatissimo (nel senso fattissimo) Chuck Berry flirta ripetutamente con i Corrosion of Conformity più ruvidi, i Black Sabbath e quella schiettezza compositiva che ha fatto degli AC/DC dei padrini di un certo modo di concepire l'hard rock. Il trio basso-batteria-chitarra è coeso e arrogante quanto basta e Peter è più a suo agio dietro il microfono, concedendo melodie e linee vocali particolari.
Ma è la chitarra ruvida di Bruno che apre Piledriver, pezzo cadenzato e con qualche influsso maggiore dello stoner da cui sono partiti i Nostri. Le spezie fornite dal genere che fu dei Kyuss/Nebula/Fu Manchu/Monster Magnet sono elemento principale nei momenti più "rarefatti", mentre il sound più heavy è la spina dorsale della canzone.
Dove l'hard-rock si sciacqua la sua volgare faccia con le misture venefiche dell'heavy e le sostanze psicotrope dello stoner nasce Drake Brute, il ritmo saltellante, l'interplay perfetto fra gli strumenti e un Peter roco quanto basta forniscono un pezzo avvincente e potente. E se non siete felici potete anche leggervi dentro ottimi rimandi al primo periodo dei Down (targato 1995), le "novità" dei My Uncle The Wolf di Jimmy Bower, gli Orange Goblin e non può mancare il grasso hard rock dei Clutch.
Se il disco era iniziato con l' hard'n'roll di Hillbilly, non poteva finire con uno dei riff più azzeccati del lotto. Hellboozer e i suoi effluvi alcolici sono la chiusura perfetta del disco. Se prima si erano notate delle influenze Clutch-iane nell'ordito sonoro, in Hellboozer vengono fuori prepotenti e si assiste ad una fantastica jam session fre il gruppo di Neil Fallon e qualche outlaw della zona New Orleans e perciò il blues,il southern e l'heavy si incontrano per una sbronza colossale. Oltre al riffone spaccamontagne di Bruno, non si può rimanere indifferenti alle bordate tirate fuori dalla batteria di Andrea, di cui si sottolineano alcuni passaggi nel centro della canzone, e il tutto viene completato dal basso grondante di sporcizia di Skan e la voce aggressiva ma perfettamente melodica di Peter. Un gran brano.
Ottimo lavoro da parte di Felix Bissardella (ex batterista degli stessi Slowtorch) dietro il mixer, capace di tirar fuori il meglio da ogni strumento.
8/10
W_FENEC.ORG (FR), 01/2009:
SLOWTORCH
From Radiation They Came
Adding fuel to fire a mis une bonne fessée à tous les amateurs de stoner rock bien monté qui auront eu le courage d'orienter leur tympans vers la botte italienne, les Slowtorch ne comptent pas s'arrêter en si bon chemin et continuent de faire vrombir la mécanique avec un EP baptisé From radiation they came. Un artwork fait à va-vite mais qui annonce la couleur, le groupe livre ici la petite dose de rock furieux et entêtant qu'on attendait de pied ferme au sortir des banquets de fin d'année. Urgent et efficace. Histoire de pas perdre le rythme, Slowtorch condense son efficacité stoner en 4 titres. Et autant de rafales de M16 qui viennent s'écraser contre les enceintes. Du lourd, il y en a, du rugueux, il y en a aussi. Tout est ici parfaitement rôdé, le riff toujours alerte, les italiens vont au charbon pied au plancher sans se retourner.
On se dit alors que si ces gars-là cherchent un label prochainement, ils seraient bien avisés de se tourner vers le crew de chez Buzzville Records (Deville, Glowsun, Mogul, Sideburn...) tant ils seraient à leur place pour garnir les rangs de ces déjà nombreux spécialises ès-riffs de bûcherons sur fond de groove sidéral. Bref, on dit ça, on dit rien... "Hillbilly", "Piledriver", comme sur l'effort qui a précédé ce From radiation they came, Slowtorch n'y va pas de main morte et fait mordre la poussière aux tympans délicats. Amateurs d'indie-pop bobo hype trendy s'abstenir... Viril et solide, le groupe sait ce qu'il fait, son édifice rythmique semble inébranlable, son cocktail graisseux de riffs saillants, de heavy mâtiné d'huile de coude et de houblon vient de se graver dans la roche du canyon et "Drake brute" impose son feeling sans l'ombre d'une objection. Après le soyeux "Hellbooser" (sic), le groupe met d'un coup sec derrière la nuque un terme à la démonstration. Avec classe et une sacrée efficacité…


